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venerdì, febbraio 28, 2003
E' uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi due anni: "L'ultimo samurai" di Helen Dewitt (Einaudi). C'è tutto quello di cui avevo voglia di leggere in questo momento: un rapporto basato sul reciproco rispetto e riconoscimento tra madre e figlio, un amore sviscerato per la lettura e un ancor più sviscerata passione per le lingue straniere, chiavistelli meravigliosi per entrare nel cuore di culture a noi lontane. E poi c'è il fascino di un'iniziazione alla vita, con avventure vissute da altri o in prima persona. Forse un tantino snob nel suo forte intellettualismo ma geniale.
Siamo stati invitati dall'antropologo e scrittore Duccio Canestrini (www.homoturisticus.com) a parlare di "nuovi nomadi e scenari futuri del viaggio" alla manifestazione "I viaggi di Outis" (www.outis.org), che quest'anno si terrà a maggio a Milano. L'idea di Stefano era quella di articolare l'intervento su due livelli: il primo ( legato al concetto del nuovo nomadismo: vale a  dire come certe modalità esperienziali del nomadismo diventano parametri e strumenti fondamentali per la vita personale e professionale moderna. Potremmo in particolare tracciare un parallelismo fra comportamenti e interazioni ambientali di una popolazione come i boscimani (che abbiamo frequentato per un paio di mesi in un progetto di ricerca in Namibia) e comportamenti e interazioni ambientali richiesti nella information age... il secondo più legato al viaggio - vale a dire "il viaggio come modalità di apprendimento" che peraltro identifichiamo come l'evoluzione concettuale più probabile e desiderabile del viaggio per il futuro; e qui potremmo avere un che di multimediale con proiezioni di scatti fatti duranti i ns. viaggi in giro per il mondo in particolare l'Africa. A meno che per scenari futuri del mondo dei viaggi non si voglia intendere la mutazione del viaggio dovuta alle tecnologie in arrivo; in altre parole i viaggi hi-tech: e qui avrei di che raccontare di futurevacanze in fondo al mare o nello spazio...
In sintonia con Carmen Covito. Proprio la settimana in cui è uscito il mio articolo sulla tecno-archeologia sull'Espresso (http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,40626,00.html), Carmen Covito, la scrittrice più "digitalizzata" d'Italia, mi scrive per segnalarmi una sua curiosa iniziativa, che ha a che fare con scrittura creativa e, guarda un po', archeologia. Si tratta di "Scrivi Pompei" , un laboratorio residenziale di scrittura sul campo (19 -26 luglio 2003): Dalla raccolta del materiale narrativo nella più famosa tra le citta' sepolte dal Vesuvio alla composizione e all'editing di un racconto. Per gli aspiranti narratori, ma anche per gli operatori culturali e gli insegnanti interessati alle tecniche narrative e alle possibili intersezioni fra i saperi scientifici e la letteratura. Le lezioni saranno tenute dalla stessa Covito in una gradevole localita' balneare della costiera sorrentina, con un'escursione di una giornata nella vicina Pompei per visitare gli scavi e raccogliere il materiale narrativo. Alla fine del corso, i racconti migliori verranno pubblicati in un e-book. La rivista "Addictions" pubblichera' i migliori tra quelli che tratteranno il tema collegandolo, stilisticamente o strutturalmente, alle nuove tecnologie.
Cinema e videogiochi: due realtà ora in competizione. Da un articolo che ho scritto per L'Espresso sui videogame (http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,40740,00.html) nasce lo spunto per un ulteriore approfondimento su come l'industria dei videogiochi stia intaccando quella cinematografica, in primis quella di Hollywood, incentrata sugli effeti speciali, l'horror e le adventure stories.
martedì, febbraio 11, 2003
Una voce fuori dal coro. Gli amici di Quinto Stato (www.quintostato.it) mi hanno chiesto un personale commento sulla triste avventura del quotidiano ".Com" (cui ho partecipato in prima persona) da inserire sul loro weblog. L'ho fatto. E lo riporto anche qui:"Sono salita a bordo di .Com nel giugno 2001 con l’entusiasmo che si ha per le cose appena nate e ne sono sbarcata – un po’ malconcia – nel settembre 2002. Già avevo avuto qualche perplessità quando avevano deciso di cambiare la grafica (e con essa la linea editoriale). Quando poi ho saputo che avevano addirittura chiesto la testa del capitano, ecco qual è la prima cosa che ho pensato: “Bene (cioè male). Hanno deciso di affossare .Com. Perché? Perché era un canto libero, una voce fuori dal coro. E per giunta in un mondo – quello della pubblicità , del marketing, dei programmi televisivi, dei sondaggi, dei dati di audience e di share, nonché della comunicazione in senso lato – dove la trasparenza e la freschezza di vedute potevano dare non poco fastidio. Da giornalista, mi sono divertita sul ponte di .Com. Ho scritto in totale libertà , e di argomenti che sui media mainstream difficilmente trovavano spazio – e che pure interessavano ai lettori (perlomeno i feedback che ricevevo online e offline erano costantemente favorevoli). Purtroppo l’aspetto economico dell’impresa mi rimane oscuro. E, da questo punto di vista, la cosa mi preoccupa un tantino, visto che ho ancora qualche pendenza in sospeso, come molti altri collaboratori lasciati a bagno senza scialuppa di salvataggio. Ma, d’altronde, a chi frega di un marinaio freelance?"
mi chiedo a chi e a cosa debba servire esattamente questo nostro weblog. A noi due? Per tenere traccia del nostro operato e delle idee su cui stiamo lavorando? O per chi vuole sapere cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo? Ma in questo secondo caso, a chi può effettivamente interessare la nostra attività ? A quel punto - se fosse solo per una questione di auto-promozione - basterebbe mettere in piedi una bella homepage statica. Invece no. Nel nostro specifico caso credo che il weblog sia uno strumento di lavoro da condividere con chiunque voglia contribuire con il proprio pensiero. Avremo di che raccontare nei prossimi mesi. Una serie di progetti stanno entrando in cantiere.
Che fine farà il marketing nell'era di Internet? E' destinato a sparire. Anzi, secondo Antonio Tombolini è già morto! L'intervista è uscita sul "Corriere delle Telecomunicazioni" e poi è stata ripresa da Smau.it (http://www.smau.it/smau/view_NO.php?IDcontent=17711)
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