|
giovedì, marzo 29, 2007
L'India vista con gli occhi di chi ci lavora. Condivido con voi le impressioni sull'India riportate da un caro amico, Andrea Lippi, che di mestiere fa l'ingegnere e che spesso si ritrova a operare in India.
In poche concise frasi è riuscito, mi sembra, a dare uno spaccato molto vivido di una realtà molto lontana da noi.
"Per quanto riguarda l'india sinceramente l'ho sempre detto: quando sei là ti rendi conto che al tuo ritorno non ci saranno né parole né foto per poter vagamente far intuire a chi ti ascolta qual è la realtà di quel popolo. Si possono fare tante similitudini, ma nessuna rende ciò che si vede o si prova quando sei là .
Temporalmemente è come fare un salto all'indietro di 100 anni: sono ancora venduti nei mercati i ferri da stiro a carbone; nel contempo l'industria più avanzata è quella legata allo sviluppo di software, di cui sono i più gradi produttori al mondo.
C'è una povertà diffusa ma dignitosa: per tutti c'è un pugno di riso e verdure a volontà ; anche la gente che potrebbe permettersi di avere una dieta più ricca continua a essere vegetariana e aborrisce la carne di qualunque tipo.
il rispetto per gli animali è parossistico: le zanzare quando pungono non le schiacciano, le mandano via con un leggero buffetto... è uno dei pochi Paesi del terzo mondo dove ti senti sicuro quando giri da solo per le strade, anche di notte.
E' un Paese dove su una strada a quattro corsie devi aspettarti di incontrare in contromano sulla corsia di sorpasso un elefante o un dromedario.
E un pieno di gente, ovunque, a tutte le ore del giorno. Come ci si trovasse a vivere in un formicaio".
domenica, marzo 25, 2007
I barbari siamo "noi" o sono "loro"? Ho appena finito di leggere un libro bello e inquietante, del sudafricano J.M. Coetzee, "Aspettando i barbari" (Einaudi). E' ambientato nel Sudafrica di fine '700 ed è stato pubblicato nel 1980 ma la sua attualità è disarmante. Come costruire un nemico anche lì dove non c'è, alle porte dell'Impero. Una frase secondo me sintetizza il libro. E' quella che un uomo dice al suo aguzzino, ufficiale di sicurezza della Terza Divisione: "Il crimine che è latente in noi, lo dobbiamo infliggere a noi stessi".
venerdì, marzo 23, 2007
Iran da scoprire. Ho appena finito di leggere "Shah-in-shah", il bellissimo libro del noto corrispondente Ryszard Kapuscinsky (ci ha da poco lasciato) sulla rivoluzione in Iran che ha portato al potere Komeini. Una ricostruzione storica che è anche uno spaccato culturale su un Paese di cui tanto di più si vorrebbe, si dovrebbe, sapere. Mi ha colpito, fra le tante, questa affermazione di Kapuscinski, quasi a fine libro, come una sorta di sintesi aforistica: "Gli sciti esprimono il loro talento non nellavoro ma nella lotta".
|
|