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giovedì, settembre 04, 2008
ABITARE NEONOMADE. I nuovi artisti dell’abitare hanno già cominciato ad assecondare le esigenze, i gusti, le manie di una generazione in movimento perpetuo. Stanno ricreando e reinventando gli spazi del vivere e del lavorare in base ai nuovi schemi della mobilità e della intercambiabilità degli ambienti. Mobili e stanze diventano rotanti, polifunzionali. Pareti e infissi nascondono fasci di fibre ottiche e terminazioni elettroniche. Si parla di dimore mutanti, malleabili a seconda degli inquilini che di volta in volta le abitano.
Gli impieghi temporanei, il lavoro mobile, di squadra e, soprattutto, il telelavoro spingono a riorganizzare gli spazi e reinventare gli ambienti. Il prototipo di questa impostazione è quello che è stato definito il modello “cave & commons”, ovvero tana e spazi comuni. Negli uffici, ma soprattutto nelle abitazioni private, l’esigenza fondamentale è quella di stabilire un equilibrio tra spazi privati e spazi condivisi, tra ambienti lavorativi e oasi di relax, tra privacy e aggregazione, in continuo gioco di ridefinizioni. I tavoli/scrivanie, così come gli armadi/schedari diventano elementi flessibili e su ruote, capaci di adattarsi alle diverse situazioni e di creare configurazioni polifunzionali. “Nella casa tutte le stanze sono diventate ‘living rooms’, soggiorni da vivere in modi diversi; le distinzioni circa le loro destinazioni d’uso sono ora definite dalla scansione dei tempi di una giornata; oggi persino la stanza da bagno ha un televisore incorporato e vi ci si può portare il cellulare”, rileva Michael Trudgeon , del network australiano di Crowd
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